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Ci sono dei termini per accettare l’eredità?

Per diventare erede, quindi per subentrare in tutti i rapporti attivi e passivi del de cuius, il chiamato all’eredità deve accettare l’eredità.

L’accettazione dell’eredità può essere espressa oppure tacita.

In questo secondo caso, il chiamato all’eredità compie un comportamento che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Entro quale termine il chiamato può accettare l’eredità?

Bisogna distinguere l’ipotesi in cui il chiamato all’eredità sia in possesso dei beni ereditari oppure no.

Se il chiamato è in possesso dei beni ereditari, questo se non vuole accettare puramente e semplicemente, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità. Trascorso questo termine, diviene puro e semplice.

Il chiamato non in possesso dei beni ereditari ha, invece, dieci anni per accettare l’eredità. Il predetto termine decorre dal giorno dell’apertura della successione.

Il termine di dieci anni è abbastanza lungo, gli altri coeredi o i creditori dell’eredità potrebbero avere necessità di sapere prima se gli altri chiamati intendono o meno accettare l’eredità.

E’ possibile ridurre il termine per poter accettare l’eredità?

La legge prevede che chiunque vi abbia interesse può chiedere che al Giudice del luogo dove si è aperta la successione fissi un termine entro il quale il chiamato dichiari se accetta o rinuncia all’eredità

Trascorso il termine fissato dal Giudice, il chiamato perde il diritto di accettare l’eredità.

La Giurisprudenza ha da tempo precisato che

il termine fissato ex art. 481 Cod. Civ. è un termine di decadenza, essendo finalizzato a far cessare lo stato di incertezza che caratterizza l’eredità fino all’accettazione del chiamato. Ne consegue che dal decorso di detto termine, in assenza della dichiarazione, discende la perdita del diritto di accettare, rimanendo preclusa ogni proroga di esso, senza che rilevi in senso contrario la possibilità di dilazione consentita dall’art. 488, secondo comma, cod. civ. unicamente per la redazione dell’inventario” (Cass. civ., Sez. II, Sentenza, 26/03/2012, n. 4849 (rv. 621765))”.

Il consiglio dell’Avvocato

Per superare lo stato di incertezza, quindi, chiunque ha interesse può chiedere al giudice di fissare un termine più breve rispetto al termine di dieci anni previsto dalla norma. Spirato quel termine, il chiamato all’eredità perde irrevocabilmente il diritto di accettare. Si tratta, infatti, di un termine di decadenza non assimilabile ad una rinuncia, pertanto non è configurabile neppure la revoca (possibile per l’ipotesi diversa della rinuncia all’eredità ai sensi dell’art. 525 Cod. Civ.)

Trattandosi di un termine di natura decadenziale, non sussiste neppure la possibilità che il chiamato chieda una proroga del termine, così come avviene nel caso in cui debba essere redatto l’inventario.

Laddove vogliate una disamina specifica del Vostro caso concreto, potrete contattarci, risponderemo al più presto