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Dichiarazione di successione e l’accettazione dell’eredità

Con l’apertura della successione al chiamato all’eredità spettano alcuni adempimenti di natura fiscale e con valenza civile.

Quanto all’aspetto civile, il chiamato all’eredità dovrà scegliere se accettare l’eredità oppure rifiutarla.

L’accettazione dell’eredità

Alla morte di un proprio caro, i soggetti designati per legge o per volontà testamentaria dal de cuius devono valutare se accettare l’eredità oppure rifiutarla. Se il chiamato non è nel possesso dei beni ereditari, la Legge prevede che abbia tempo dieci anni per prendere la decisione.

L’accettazione dell’eredità può essere espressa mediante un atto di accettazione formale dell’eredità oppure tacita.

Si ha accettazione tacita dell’eredità quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Una volta accettata l’eredità il chiamato all’eredità diviene erede e non può più rinunciare, trattandosi di una scelta irrevocabile.

La rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità, invece, può avvenire solo con le formalità prescritte dalla Legge.

Il chiamato all’eredità dovrà fare una dichiarazione di rinuncia avanti al Notaio o al cancelliere del Tribunale in cui si è aperta la successione. La rinuncia verrà trascritta nel registro delle successioni.

Gli adempimenti fiscali: la dichiarazione di successione

Tra gli adempimenti fiscali che il chiamato all’eredità è tenuto a fare, c’è la presentazione all’Agenzia delle entrate della dichiarazione di successione e versare le relative imposte.

Invero, la Legge impone al chiamato all’eredità che non vi ha ancora rinunciato, di presentare la dichiarazione nel termine di dodici mesi dall’apertura della successione.

In altri termini, il chiamato all’eredità deve occuparsi di questo adempimento fiscale, nonché pagare le relative imposte, entro l’anno dalla morte del de cuius, per non incorrere in sanzioni.

Tanto, a prescindere che il chiamato abbia accettato l’eredità.

Predisporre la dichiarazione di successione è accettazione dell’eredità?

Il problema può nascere dal fatto che, come anticipato sopra, l’accettazione dell’eredità può avvenire anche tacitamente. Ci si è dunque domandati se la predisposizione della dichiarazione di successione e il pagamento delle relative imposte possa essere considerato come un atto di accettazione tacita dell’eredità.

La predisposizione della dichiarazione di successione ed il conseguente versamento delle relative imposte non fa acquisire al chiamato all’eredità la qualifica di erede.

La Giurisprudenza ha difatti da tempo chiarito che la mera presentazione della dichiarazione di successione non integra mai gli estremi dell’accettazione tacita, configurandosi come atto di mero adempimento di obblighi di natura fiscale.

La domanda di voltura catastale

Nel caso in cui nel patrimonio ereditario siano presenti beni immobili, la Legge fiscale impone anche l’obbligo di presentare la domanda di voltura catastale nei trenta giorni dalla registrazione della dichiarazione di successione.

La domanda di voltura catastale è accettazione tacita dell’eredità?

Mentre la Giurisprudenza è granitica nel ritenere che la presentazione della dichiarazione di successione è esclusa dal novero degli atti implicanti accettazione di eredità, la stessa interpretazione non è stata riservata alla voltura catastale.

La domanda della voltura catastale viene difatti considerata dalla Giurisprudenza un atto con funzione sia fiscale che civile.

Pertanto, comporta, per il firmatario, valenza di accettazione tacita dell’eredità.