Comprendere se il denaro ricevuto da un genitore, per esempio per acquistare la prima casa a seguito di matrimonio, sia una donazione oppure un atto di liberalità è fondamentale.
La qualificazione giuridica del comportamento di un genitore che elargisce denaro al figlio ha importanti conseguenze.
Cos’è una donazione remuneratoria?
La donazione remuneratoria è una liberalità che viene fatta da un soggetto (per esempio un genitore nei confronti di un figlio) per riconoscenza o in considerazione dei suoi meriti o per speciale remunerazione.
Si tratta di una vera e propria donazione assoggettata, in quanto tale, alla disciplina dell’azione di riduzione, nel caso in cui un altro coerede (per esempio un altro figlio) lamenti la lesione della sua quota di legittima.
La liberalità in occasione di servizi resi
Diverso discorso deve essere fatto in presenza di una liberalità in occasione di servizi resi.
Se il denaro ricevuto dal genitore è riconosciuto come semplice liberalità per i sevizi resi dal figlio, oppure in conformità agli usi, quell’elargizione non è assoggettabile all’azione di riduzione.
Interpretare correttamente se il comportamento del genitore (elargizione di denaro ad un figlio) integri una donazione remuneratoria o una liberalità può non essere di pronta soluzione.
La soluzione della suprema corte di Cassazione
La Giurisprudenza con ordinanza n. 41480 del 24 dicembre 2021 ha chiarito che:
“perché possa escludersi il ricorrere della donazione remuneratoria e ricorra invece l’ipotesi prevista nel comma 2 dell’art. 770 Cod. Civ., di semplice liberalità in occasione di servizi resi o comunque in conformità agli usi, che donazione non è (o quanto meno che è figura che non comporta gli effetti normali della donazione) occorre che l’attribuzione venga effettuata in funzione di corrispettivo o in adempimento di un’obbligazione derivante dalla legge o in osservanza di un dovere nascente dalle comune norme morali e sociali e sussista una qual certa equivalenza economica tra il suo valore e quello dei servizi ricevuti dal disponente.
Nei casi in cui l’elargizione da parte del donante sia diretta anche al soddisfacimento di prestazioni ricevute, l’intero rapporto è regolato in base al criterio della prevalenza, ricercando quale dei due cennati intenti si sia voluto principalmente perseguire“.
Bisogna, dunque, fornire la prova della corrispettività (in termini economici) tra i servigi offerti in termini assistenziali e il valore della liberalità per essere in presenza di una liberalità in occasione dei servizi resi.
L’elargizione di denaro oggetto della pronuncia
Nel caso oggetto della pronuncia, la madre aveva elargito del denaro ad una figlia per l’acquisto di un immobile in costanza del suo matrimonio.
L’elargizione di liberalità è stata ritenuta dagli Ermellini una donazione remuneratoria e non una liberalità per i servizi resi.
Ciò in quanto la figlia non aveva dimostrato in giudizio i servigi offerti e la corrispettività economica del valore della liberalità ricevuta.
La Corte di Cassazione ha poi ritenuto dirimente l’affermazione contenuta nel testamento olografo della de cuius. La mamma aveva, infatti, annotato la donazione di denaro disposta in favore della figlia senza alcuna diversa indicazione, precisando solo che, quando la figlia si era sposata, aveva deciso di comprarle un appartamento.
Lo Studio Legale informa…
Bisogna valutare con attenzione l’elargizione di denaro ricevuta poiché sono proprio le circostanze del caso concreto a determinare la corretta interpretazione del comportamento del genitore.
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