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Prima di rispondere al quesito, è bene fare un breve approfondimento sul diritto all’assegnazione della casa familiare.

La sorte della casa familiare in costanza di separazione è, infatti, uno dei problemi patrimoniali più rilevanti.

Casa familiare: il diritto all’assegnazione nell’interesse dei figli

La disciplina relativa all’assegnazione della casa familiare è contenuta all’art. 337 series Cod. Civ. e si applica indistintamente sia nel caso di rottura del vincolo matrimoniale sia nel caso di cessazione della convivenza more uxorio, in presenza di figli minori, maggiorenni e non economicamente autosufficienti o portatori di handicap.

Tutti i figli, siano essi nati o meno da matrimonio, hanno diritto all’assegnazione della casa familiare.

Cosa si intende per casa familiare?

La casa familiare è il luogo dove la famiglia sviluppa la propria vita e gli affetti familiari.

In altri termini, è il luogo di normale e abituale convivenza del nucleo familiare, inteso come fulcro degli interessi, affetti, abitudini in cui si svolge e sviluppa la vita della famiglia (Cass. Civ. n. 5708/2014).

Può, quindi, essere oggetto di assegnazione solo se l’immobile che non ha le caratteristiche sopra definitive.

Si deve, infatti, escludere che possa essere oggetto di assegnazione un immobile che viene frequentato saltuariamente dalla famiglia, oppure frequentato in particolari periodi dell’anno (ad esempio le seconde case).

La casa familiare comprende tutto il complesso di beni necessari per conservare l’habitat domestico per cui saranno oggetto di assegnazione le pertinenze dell’immobile (ad esempio cantina e garage) e i beni mobili (arredi dell’abitazione).

Il diritto di assegnazione della casa familiare

L’assegnazione della casa familiare ha lo scopo di tutelare i figli e il loro interesse a rimanere nell’ambiente domestico, preservando le consuetudini di vita familiare, già fortemente compromesse dalla separazione.

La casa familiare viene assegnata al genitore con cui i figli minorenni, oppure maggiorenni e non economicamente autosufficienti oppure portati di handicap grave convivono, ossia con il quale stanno per la maggior parte del tempo e presso cui hanno la residenza, anche ai fini anagrafici.

Il diritto di assegnazione della casa familiare permane fino quando i figli convivono con il genitore assegnatario, oppure fino a quando raggiungono l’indipendenza economica.

Figlio studente fuori sede: permane il diritto all’assegnazione della casa familiare?

L’orientamento giurisprudenziale maggioritario ritiene rilevante il requisito della stabile dimora del figlio presso l’abitazione.

Ciò significa che la casa familiare può non essere assegnata nell’ipotesi in cui il figlio, seppur non economicamente autosufficiente, studente fuori sede, ritorni presso l’abitazione familiare solo sporadicamente, nei fine settimana.

Sussistono, infatti, statuizioni giurisprudenziali che hanno ritenuto che in casi come quelli sopra descritti esisterebbe in concreto un rapporto di ospitalità che esclude l’esistenza di un rapporto di convivenza e, quindi, il diritto del genitore ospitante all’assegnazione della casa familiare (Cass. Civ. n. 11844/2019).

Lo Studio Legale Lambrate consiglia….

E’ sempre bene attivarsi in sede stragiudiziale per verificare se ci sia la possibilità di definire le sorti della casa familiare, stabilendone l’assegnazione oppure verificando se c’è la possibilità di acquisto da parte di uno dei due genitori in favore dell’altro.