Ho ricevuto la notifica di un decreto sanzionatorio per aver emesso un assegno trasferibile. Cosa posso fare?

Il decreto sanzionatorio per assegni trasferibili può essere opposto? La sanzione comminata nel decreto sanzionatorio è corretta?

Queste sono alcune delle domande che chi si è visto notificare un decreto sanzionatorio per aver emesso o incassato un assegno trasferibile si pone.

In particolare, molti cittadini pensano, purtroppo erroneamente, che l’invio di deduzioni difensive scongiuri il ricevimento del decreto sanzionatorio.

I più credono, infatti, che sia sufficiente dimostrare la buona fede per esimersi dal pagamento della sanzione amministrativa.

Chi emette o incassa assegni trasferibili è soggetto alla sanzione amministrativa a prescindere dalla buona fede.

Infatti, l’art 49, comma 5, D. Lgs. 231/2007, stabilisce che gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità.

La violazione dell’art. 49, comma 5, Dlgs n. 231/2007 è un illecito connotato dal carattere di oggettività, che va valutato ai sensi dell’art. 3 della legge 689/81.

Tale norma stabilisce l’equiparazione del dolo e della colpa. Per la sussistenza della responsabilità, quindi, è sufficiente l’elemento psicologico della colpa, che si estrinseca nell’inosservanza della legge o nella negligenza.

Non rileva, neppure, la circostanza che l’operazione era legittima.

Non rilevando la legittimità dell’operazione sottostante all’emissione del titolo, la sanzione verrà ugualmente comminata.

Che fare, dunque, se si riceve la notifica di un decreto sanzionatorio?

Anzitutto bisogna valutare se la sanzione comminata con il decreto sanzionatorio è corretta.

Se non lo fosse, il cittadino può promuovere opposizione avverso il decreto sanzionatorio.

In tal modo, potrebbe richiedere al Giudice di rideterminare la sanzione nel suo minimo edittale.

Ove la sanzione comminata con il decreto sanzionatorio risulti corretta, il cittadino può depositare istanza di riduzione della sanzione amministrativa.

Entrambe le strade proposte, però, devono essere esperite nei termini di Legge. Pena la definitività della sanzione amministrativa.

Il Consiglio dell’Avvocato

Come precisa l’avv. Elena Laura Bini “entrambe le possibilità sopra menzionate sono subordinate al possesso di determinati requisiti di Legge“.

L’opposizione al decreto sanzionatorio

Nel caso si volesse adire le vie giudiziarie, infatti, bisognerà provare che sussistono i requisiti di cui all’art. 67 Dlgs n. 231/2007.

L’art. 67 Dlgs n. 231/2007, infatti, prescrive che nell’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e delle sanzioni accessorie il Ministero dell’Economia e delle Finanze devono considerare ogni circostanza rilevante. In particolare, il Ministero dell’Economia e delle Finanze deve tener conto del fatto che il destinatario della sanzione sia una persona fisica o giuridica, della gravità e durata della violazione, del grado di responsabilità della persona fisica o giuridica, della capacità finanziaria della persona fisica o giuridica responsabile; dell’entità del vantaggio ottenuto o delle perdite evitate per effetto della violazione, nella misura in cui siano determinabili; dell’entità del pregiudizio cagionato a terzi per effetto della violazione, nella misura in cui sia determinabile.

Particolare importanza ha, poi, il rilievo se il cittadino ha già commesso in precedenza altre violazioni simili.

Il deposito dell’istanza di riduzione della sanzione

Il destinatario del decreto sanzionatorio può chiedere, in alternativa, il pagamento della sanzione in misura ridotta.

Ai sensi dell’art. 68 Dlgs n. 231/2007 La riduzione ammessa è pari a un terzo dell’entità della sanzione irrogata.

La Legge, però, richiede che il richiedente non si sia già avvalso della medesima facoltà nei cinque anni precedenti.

Lo Studio Legale Lambrate informa

Lo Studio Legale Lambrate informa che è importante leggere con attenzione il decreto sanzionatorio notificato per l’emissione di assegni trasferibili e scegliere la strategia difensiva migliore.

Gli avvocati dello Studio Legale Lambrate operano su tutto il territorio nazionale e sono, quindi, a disposizione per una preliminare valutazione della fondatezza delle Vostre pretese.

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Per ulteriori informazioni è possibile chiedere un consulto telefonando al numero 02.39562550 o inviando una mail all’indirizzo info@studiolegalelambrate.it.

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