Uno dei maggiori motivi di contrasto tra gli ex coniugi, separati o divorziati che siano, riguarda la necessità di sostenere una spesa straordinaria del figlio.

Infatti, se tutto procede regolarmente nel versamento del contributo di mantenimento ordinario del figlio, non è detto che sia altrettanto di fronte alla richiesta di sostenere una spesa straordinaria del figlio. E’ probabile che di fronte alla prospettazione  dell’altro coniuge di affrontare una spesa straordinaria nell’interesse del figlio si scateni nuovamente un contenzioso familiare.

Generalmente uno dei due coniugi sosterrà che è necessario, nell’interesse del figlio, sostenere il costo del corso di lingue, o di  quello di musica, o del corso per l’attività sportiva o ludica o ricreativa e così via (pittura, teatro, boy- scout), mentre l’altro coniuge rinnegherà caparbiamente la  spesa straordinaria del figlio.

Così pure per la spesa  riguardante la baby sitter, il viaggio studio, le vacanze senza i genitori, per conseguimento delle patente di guida, per l’acquisto e/o la manutenzione dell’autovettura al figlio e chi più ne ha ne metta, fino addirittura a spese di più importante valore per il figlio stesso.

Ogni spesa straordinaria nuova alle volte si trasforma in un incubo generalmente per il genitore collocatario, che è il primo ad essere attinto dalla problematica convivendo con il figlio.

Alcuni genitori collocatari rinunciano a chiedere la quota parte all’altro genitore e si accollano l’intera spesa per il figlio e nell’interesse di quest’ultimo. Chi non riesce a sostenere la spesa straordinaria e non vuole chiedere all’altro coniuge chiede al figlio di rinunciarvi per evitare discussioni.

Altri, invece, comprendono che proprio nell’interesse del figlio si deve

Sul punto, la giurisprudenza ha precisato che non è configurabile un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge per affrontare una spesa straordinaria.

La ratio risiede nel fatto che la spesa straordinaria è nell’interesse del figlio e che, in quanto tale, darebbe luogo ad  un obbligo di rimborso in assenza di un valido motivo di diniego.

In caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota parte di spesa straordinaria sostenuta per il figlio ci si potrà ovviamente rivolgere al Giudice.

In tal caso, secondo la Giurisprudenza, il Giudice dovrà verificare: i) se la spesa straordinaria è rispondente all’interesse del figlio;  ii) se  l’entità della spesa è utile, nonché sostenibile, anche in relazione alle condizioni economiche dei genitori (Cass. Civ.,  Sezione Sesta, ordinanza del 30 luglio 2015 n. 16175).

Con sentenza n. 21726 del 6 settembre 2018, la Suprema Corte ha anche recentemente confermato questo suo orientamento secondo cui appunto,  in caso di mancata concertazione tra i genitori, la spesa straordinaria è dovuta se corrisponde all’interesse del figlio e se è economicamente sostenibile.

L’Avv. Alessandra Giordano dello Studio Legale Lambrate precisa che “l’orientamento della Suprema Corte è volto a privilegiare e salvaguardare i figli difronte a genitori separati o divorziati, che possono avere difficoltà nel trovare un accordo. Il dissidio dei genitori così non può essere di intralcio agli interessi del figlio”.

Per distinguere l’ambito delle spese ordinarie da quelle straordinarie è bene far riferimento alle “Linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare”, elaborate dal Consiglio Nazionale forense.

Le Linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare” peraltro suggeriscono anche concrete modalità per raggiungere l’accordo sulla spesa straordinaria da sostenersi.

Se i coniugi preventivamente aderissero alla procedura suggerita dalle “Linee guida per la regolamentazione delle modalità di mantenimento dei figli nelle cause di diritto familiare” per l’adozione della spesa straordinaria probabilmente si potrebbero arginare i conflitti tra gli ex coniugi.

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