Voglio cambiare sesso: cosa devo fare?

Questa è la domanda che il più delle volte si pone chi è nato in un corpo che non sente suo.

Anzitutto, la Legge italiana prevede la possibilità che un soggetto muti il proprio sesso.

La possibilità  di rettificare l’attribuzione di sesso è infatti prevista dalla Legge n. 164 del 14 aprile 1982.

Cosa è richiesto per ottenere la rettificazione dell’attribuzione di sesso?

Ai fini del mutamento del sesso ciò che rileva è la serietà ed univocità del percorso fatto che deve aver portato al ricongiungimento tra “soma e psiche”. Tale ricongiungimento deve essere accertato mediante rigorosi accertamenti tecnici in sede giudiziale.

Quindi, il soggetto che richiede il mutamento del sesso nel relativo giudizio deve fornire la prova della compiutezza e serietà del suo percorso di transizione da un genere all’altro.

Tanto è sufficiente per ottenere la rettificazione dell’attribuzione di sesso. Non è richiesto, invece, che il soggetto si sia sottoposto a trattamento chirurgico per ottenere l’adeguamento dei caratteri primari.

E’ indispensabile sottoporsi a trattamento medico chirurgico degli organi genitali per ottenere la rettificazione dell’attribuzione di sesso?

No. Come precisato dalla Corte Costituzionale, infatti,

la mancanza [nel testo di legge] di un riferimento testuale alle modalità (chirurgiche, ormonali, ovvero conseguenti a una situazione congenita) attraverso le quali si realizzi la modificazione, porta ad escludere la necessità, ai fini dell’accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per realizzare l’adeguamento dei caratteri sessuali”(Corte Cost. sentenza n. 221/2015).

Del resto, come precisato anche dalla più recente Giurisprudenza,

per il raggiungimento del benessere psico-fisico della persona è richiesta la rettificazione di attribuzione di sesso e non la riassegnazione sessuale sul piano anatomico, la quale non è sempre voluta dalla persona” (Corte Cost. sentenza n. 180/2017).

Non solo. Richiedere come necessario il trattamento medico chirurgico sui caratteri sessuali primari contrasta con il principio costituzionale dell’impossibilità di imporre un qualsiasi trattamento sanitario che violi la dignità umana

Il diritto all’autodeterminazione

Il diritto all’autodeterminazione è inviolabile. Nessuno può sostituirsi alla persona direttamente coinvolta per stabilire se sia o meno opportuno modificare i propri caratteri sessuali primari, al fine di vedere rispettata anche dai terzi la propria identità personale.

Tanto anche perché, a ben vedere, non sempre è possibile sottoporsi ad un simile intervento chirurgico, estremamente invasivo e potenzialmente pericoloso per la salute della persona.

Basti pensare, ad esempio, che l’intervento chirurgico di costruzione dell’organo genitale maschile non è sempre possibile per l’altra frequenza di crisi di rigetto, o dell’insorgenza di problemi uro-genitali. Tali complicazioni potrebbero non rendere realizzabile la maggior parte delle rettificazioni degli atti dello stato civile per chi vuole transitare dal genere femminile a quello maschile.

Il consiglio dell’Avvocato

A ben vedere, la norma, così come interpretata, rispetta tutti i diritti e gli interessi che gravitano attorno alla materia” precisano gli Avvocati dello Studio Legale Lambrate. In effetti, proseguono gli Avvocati “richiedendo per la rettificazione dell’attribuzione di sesso l’esperimento di un procedimento giudiziale la normativa garantisce sia il diritto del singolo individuo, sia le esigenze pubblicistiche di certezza delle relazioni giuridiche, sulle quali si fonda il rilievo dei registri anagrafici. Tanto senza che sia necessario obbligare nessuno a subire interventi chirurgici estremamente invasivi e spesso anche pericolosi per la salute, bene che deve essere sempre considerato primario rispetto alle diverse convinzioni ideologiche”. 


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