L’erede ha diritto ad ottenere l’indennità di espropriazione di un immobile di proprietà del de cuius deceduto dopo il vincolo delle somme?

Il caso oggetto di una recentissima pronuncia ha visto protagonista una signora che ha ottenuto un decreto ingiuntivo che intimava alla Cassa Depositi e Prestiti il pagamento di una somma a titolo di indennità di esproprio di un fondo di proprietà del defunto genitore.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze si è opposto sostenendo che il credito fatto valere dalla figlia del de cuius fosse inesigibile.

Tanto perchè, trattandosi di un credito acquisito alla massa ereditaria, l’erede avrebbe dovuto dimostrare di aver presentato la denuncia di successione per poter conseguire il pagamento della somma vincolata a favore della madre deceduta.

Il diritto ad ottener l’indennità di espropriazione richiede la presentazione della dichiarazione di successione?

La questione controversa riguarda il fatto se il diritto relativo all’indennità di espropriazione richiedeva la presentazione della denuncia di successione, trattandosi di un diritto acquisito alla massa ereditaria.

Lo svincolo della predetta somma era stato negato proprio in ragione della mancata presentazione della denuncia di successione, in quanto il bene non è esente da tassazione.

Anzitutto l’erede che agisce per far accertare il diritto a percepire la somma liquidata a titolo di indennità d’espropriazione di un immobile che era di proprietà del de cuius, somma già svincolata in favore di quest’ultimo, agisce per ottenere un diritto nella cui titolarità l’erede è succeduto in qualità di erede stesso.

Sul punto, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato che

non è necessario altro titolo, per la vocazione ereditaria, che la qualità di erede legittimo (da provarsi documentalmente mediante gli atti dello stato civile) mentre l’accettazione anche tacita dell’eredità, la quale può risultare dalla stessa proposizione dell’azione in veste di erede, è titolo necessario e sufficiente per la proponibilità di azioni fondate su tale qualità, e così per ottenere il pagamento di detti crediti, restando priva di rilievo, allo stesso fine, la mancata produzione della denuncia di successione, che è atto prettamente fiscale“.

Come ricordato, infatti, dalla stessa Corte di Cassazione a norma dell’art. 12, comma 4, Legge n. 865 del 1971 la Cassa depositi e prestiti provvede al pagamento delle somme ricevute in deposito a titolo di indennità di esproprio o di occupazione in base al solo nullaosta del Prefetto, al quale compete l’accertamento della libertà e proprietà dell’immobile espropriato.

Il principio di diritto enunciato dalla Corte di Cassazione

Secondo gli Ermellini, dunque,

il predetto articolo deve essere interpretato in un’ottica costituzionalmente orientata, posto che essa è diretta a ristorare l’espropriato della perdita del diritto di proprietà e tal ristoro non tollera di sottostare ad adempimenti di natura fiscale, quantunque connessi alla successione ereditaria (la cui eventuale violazione comporta sanzioni inerenti alla sola questione fiscale)”Cass. Civ. sent. n. 5967/2019.

Pertanto, la Pubblica Amministrazione non può opporsi al pagamento dell’indennità di espropriazione eccependo la mancata presentazione della denuncia di successione, posto che la dichiarazione di successione è un atto prettamente fiscale.


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