Spesso i genitori aiutano i propri figli nell’acquisto della casa coniugale.

E’ molto comune che, un genitore, appresa la notizia della volontà del figlio di sposarsi, gli doni somme di denaro per acquistare la casa in cui, dopo le nozze, il figlio vivrà stabilmente.

Il genitore effettua, così, una donazione indiretta. Ovvero, corrisponde delle somme di denaro al figlio per permettergli  di acquistare la casa coniugale.

La casa intestata ad entrambi gli sposi in regime di comunione dei beni rientra nella comunione legale?

Se il figlio si sposa in regime di comunione dei beni ed intesta l’appartamento anche al coniuge, tale bene rientra nella comunione dei coniugi.

Come tale, se i coniugi si separano l’immobile verrà diviso tra entrambi.

A stabilirlo è la recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 19537 del 24 luglio 2018.

La citata ordinanza ha ad oggetto il ricorso di ex marito volto a far dichiarare l’appartamento acquistato con le risorse economiche donate dalla propria madre escluso dalla comunione tra i coniugi.

Sul punto, la Suprema Corte ha precisato che la casa familiare intestata ad entrambi i coniugi, seppur acquistata con danaro donato da un genitore, cade nella comunione legale dei coniugi.

Ciò in quanto il donatario ha, intestando al coniuge quota parte dell’appartamento, donato a quest’ultimo il 50% della proprietà.

In altri termini, la somma di denaro donata dal genitore non può dirsi una donazione indiretta dell’intero immobile al figlio. Ciò in quanto il figlio ha, intestando l’appartamento anche alla moglie, donato a sua volta  a quest’ultima, parte dell’immobile.

Per queste ragioni, dunque, l’immobile rientra tra i beni della comunione tra i coniugi e, come tale, verrà diviso tra entrambi.

Il consiglio dell’Avvocato

Lo studio Legale Lambrate presta attività di consulenza in tema di donazioni e di  compravendita immobiliare al fine prevenire importanti criticità che possono nascere in sede di separazione o divorzio tra i coniugi.

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