Anche un bacio rubato può integrare il reato di violenza sessuale.

Commette, infatti, violenza sessuale il medico, nel caso di specie si trattava di un dentista, che inaspettatamente bacia sulla bocca una paziente.

A stabilirlo è stata la Suprema Corte di Cassazione nella recentissima pronuncia n. 20712 del 10 maggio 2018, n. 20712 nella quale ha specificato che la violenza richiesta dall’art. 609 bis Cod. Pen. può consistere anche in un bacio rubato.

Cos’è violenza sessuale?

L’art. 609 bis Cod. Pen. recita “Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni“.

Secondo la giurisprudenza maggioritaria per violenza si intende non solo la sopraffazione fisica ma anche un comportamento repentino ed insidioso tale da sorprendere la vittima, rendendola inerme. Quale è, appunto, un bacio rubato ad un paziente da un medico.

Invero, sono da considerarsi “atti sessuali” tutti quegli atti che, sebbene non diretti a zone chiaramente erogene, come i baci e gli abbracci, non sono “giustificati” dal contesto sociale e culturale o dal rapporto instauratosi tra due soggetti (si pensi a due colleghi di lavoro che non hanno un rapporto confidenziale, ad un professionista e un cliente – paziente).

Al giudice di merito, quindi, è rimessa la valutazione di tutti gli elementi di fatto (la sussistenza o meno di un rapporto affettivo, il ruolo del soggetto agente e della vittima, il contesto nel quale è avvenuto l’atto etc..) onde valutare se il bacio possa essere qualificato come una manifestazione d’affetto priva di ogni connotazione sessuale oppure no.

Il caso

Un dentista dopo aver visitato l’apparecchio ortodontico di una paziente di quattordici anni, inaspettatamente, si avvicinava alla bocca della minorenne, baciandola.

Seppur il contatto è stato lieve e brevissimo, la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che il comportamento del medico integrasse il reato di violenza sessuale.

Ciò in quanto, secondo gli Ermellini, va qualificato come “atto sessuale” anche il bacio sulle labbra, seppur limitato ad un lieve contatto.

In particolare, il medico aveva abusato del suo ruolo e dell’autorità che ricopriva nei confronti della minorenne per baciarla.

Proprio nel peculiare rapporto medico – paziente, nella notevole differenza di età, nonché nell’assenza di un qualsiasi rapporto di natura personale tra i due è, secondo i giudici di legittimità, da rinvenirsi la violenza sessuale.

Il bacio del medico, infatti, non è espressione di un’innocua affettività amicale ma è un atto con una valenza erotica e, quindi, violenza sessuale.

Un bacio è sempre un’atto sessuale?

A dire il vero, l’orientamento della Suprema Corte di Cassazione è costante nel ritenere che anche un semplice contatto sulle labbra deve essere qualificato come “atto sessuale”.

Già in passato la giurisprudenza ha chiarito che un bacio non è “atto sessuale” solo viene dato in un particolare contesto sociale, culturale o familiare, come il bacio scambiato come segno di saluto (ciò avviene, ad esempio, nella tradizione russa) (Cass. Pen. sentenza n. 25112 del 13 febbraio 2007).

Il parere dell’Avvocato

L’avv. Elena Laura Bini dello Studio Legale Lambrate precisa che “generalmente, il compimento di atti sessuali avviene alla presenza della sola vittima. Pertanto, può essere difficile provare che il fatto sia realmente accaduto.  Nei giudizi instaurati per reati di natura sessuale, infatti, la prova fondamentale si trae dalle dichiarazioni della persona offesa. La sua ricostruzione dei fatti accaduti deve essere precisa, lineare e ben circostanziata“.

Si ricordi, poi, che l’affermazione di una responsabilità per violenza sessuale fa nascere il diritto al risarcimento del danno patito dalla vittima. Tale danno viene liquidato dal giudice in sede civile. Ai fini della quantificazione del danno, oltre che di una ripresa emotiva, un valido aiuto può consistere nel supporto psicologico.

Lo studio Legale Lambrate avvalendosi anche della preziosa collaborazione della psicologa dott.ssa Valentina Impagnatiello, presta assistenza alle vittime di violenza sessuale mediante la costituzione di parte civile nel procedimento penale e nel giudizio civile, da instaurarsi per ottenere il risarcimento per il danno ingiustamente patito.

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