Esdebitazione: il socio fallito ha la possibilità di far dichiarare inesigibili tutti i debiti maturati con l’esercizio dell’attività di impresa fallita, inibendo tutte le azioni individuali che, una volta chiuso il fallimento, verrebbero intraprese contro di lui.

Quando a fallire sono società con soci illimitatamente responsabili, quali società in nome collettivo (s.n.c.), società in accomandita semplice (s.a.s.) o società in accomandita per azioni, l’art. 147 Legge Fallimentare prescrive che la sentenza di fallimento della società produce anche il fallimento dei soci illimitatamente responsabili.

In questo modo, i soci dichiarati falliti rispondono anche con il proprio patrimonio personale per saldare i debiti accumulati con l’attività di impresa. 

Una volta compiuto il riparto finale dell’attivo, così come massimizzato dal curatore fallimentare nominato, il giudice competente, con decreto, dichiara chiuso il fallimento.

Non tutti sanno che, una volta chiuso il fallimento, i creditori (fino a quel momento inibiti dalla possibilità di intraprendere azioni individuali stante la pendenza della procedura concorsuale) non integralmente soddisfatti con il fallimento possono agire individualmente (quindi mediante pignoramenti) sul socio fallito onde tentare di recuperare il proprio credito.

Orbene, il socio fallito ha la possibilità di far dichiarare inesigibili tutti i debiti maturati con l’esercizio dell’attività di impresa fallita, inibendo, di fatto, tutte le azioni individuali che, una volta chiuso il fallimento, verrebbero intraprese contro di lui.

L’esdebitazione fallimentare.

Tale possibilità è prevista dalla Legge Fallimentare in particolare all’art. 142 Legge Fallimentare rubricato “Esdebitazione”.

L’esdebitazione è, infatti, quel procedimento che consente al socio fallito di ottenere un decreto che dichiari inesigibili nei confronti del socio fallito i crediti rimasti parzialmente insoddisfatti con il fallimento, con la conseguenza che il socio fallito possa, una volta per tutte, lasciarsi definitivamente alle spalle la pregressa esperienza fallimentare.

Il consiglio dell’Avvocato.

L’avv. Elena Laura Bini dello Studio Legale Lambrate precisa che “al fine di ottenere il beneficio dell’esdebitazione è necessario essere tempestivi: bisogna depositare l’istanza di esdebitazione obbligatoriamente entro un anno dall’emissione del decreto di chiusura del fallimento, corredata con tutti i documenti necessari quali, ad esempio, il casellario giudiziale dal quale emerga l’assenza di procedimenti penali legati all’esercizio dell’impresa. Si ricorda, infatti, che decorso il termine di un anno dalla chiusura del fallimento non sarà più possibile chiedere di essere ammessi al beneficio e che, per potere depositare l’istanza di esdebitazione è necessario dotarsi di tutti i documenti dal quale emerge la sussistenza degli stringenti requisiti richiesti dalla normativa in esame“.

L’avv. Elena Laura Bini effettua accessi in cancelleria volti a recuperare tutta la documentazione necessaria sulla quale effettua una preventiva valutazione delle possibilità di accoglimento dell’istanza e, nei casi in cui è possibile, acquisisce, sin dall’istanza, una relazione del curatore fallimentare che ha seguito il fallimento, onde agevolare l’iter decisionale del collegio giudicante. Seppur non vincolante, infatti, il parere del curatore fallimentare è obbligatorio, pertanto, conoscere sin da subito se il parere sarà positivo per l’Assistito può essere molto utile a quest’ultimo che dovrà determinarsi sul deposito dell’istanza di esdebitazione.

Approfondimenti.

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