L’amianto è un problema serio e ancora molto avvertito in Italia. Oggigiorno, tutti sono consci degli effetti devastanti che l’esposizione all’amianto produce sulla salute delle persone.

Sin dall’anno 2007 sul portale del Ministero della Salute si legge:

i tragici effetti sanitari, lentamente sempre più evidenti, hanno evidenziato, senza possibilità di replica, la pesante azione cronico-irritativa e le capacità di induzione cancerogena a carico dell’apparato respiratorio, con aspetti addirittura “patognomonici” cioè di unica ragionevole ed effettiva causa-effetto, per quanto riguarda la comparsa del mesotelioma maligno della pleura. Il lento progredire delle conoscenze si può far risalire, in concreto, a partire gli anni ’40-’50”.

Tali dati sono ancora più preoccupanti se si considera che oggi sono circa 5.000 le vittime legate all’amianto e che questo materiale è stato ampiamente utilizzato nelle scuole.

In specifico, nonostante l’amianto sia bandito da circa 23 anni, attualmente si verificano circa 5.000 decessi per mesotelioma l’anno, oltre alle patologie asbesto-correlate meno gravi, e la strage è destinata a salire almeno per un quinquennio ancora; il pernicioso minerale, infatti, produce i suoi effetti dannosi anche dopo 30 anni dall’esposizione.

Nel caos di questa tragica ecatombe, negli ultimi dieci anni si è assistito ad un incremento dei contenzioni riguardanti cause di risarcimento dovute a malattie professionali o decesso correlato all’esposizione all’amianto promosse dai dipendenti.

Sul punto, è bene evidenziare che, per poter ottenere un risarcimento, è necessario provare che la malattia o la morte sia avvenuta a causa del mesotelioma pleurico maligno e che vi sia un nesso di causalità tra malattia e lavoro svolto.

Ai sensi dell’art. 2043 Cod. Civ., spetta, infatti, al danneggiato fornire la prova dei fatti posti a fondamento del suo diritto al risarcimento.
Per contro, così come precisato dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 26879/2011, spetta al datore di lavoro provare ex art. 2087 c.c. di aver posto in essere tutte le misure necessarie, nelle concrete condizioni aziendali, a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

In questo contesto si inserisce l’attività dell’Agenzia Investigazioni Octopus che, per il tramite di suoi collaboratori, conduce accurate indagini sulle condizioni ambientali e sulla carriera lavorativa delle vittime, onde consentire agli Avvocati dello Studio Legale Lambrate di assolvere l’onere probatorio sopra spiegato.

Come sottolineato dal signor Francesco Finanzon, titolare dell‘Agenzia Investigazioni Octopus, “si tratta di indagini complesse, rese ancora più difficili dal notevole tempo trascorso, ma che permettono di conoscere in anticipo i punti di forza e le eventuali criticità della posizione processuale del Cliente che si voglia determinare ad avanzare una richiesta di risarcimento del danno a seguito della esposizione prolungata all’amianto“.

 

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