Il bonifico dal conto corrente del de cuius, secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, sentenza del 27 luglio 2017, n. 18725, deve essere ricondotto all’istituto giuridico della donazione “diretta” da effettuarsi, a pena di nullità, con la forma dell’atto pubblico.

Fino a questa pronuncia, alcune sentenze avevano ricondotto il bonifico dal conto corrente del de cuius all’istituto giuridico della donazione indiretta e per la sua validità avevano richiesto  la sola prova dell’animus donandi, cioé la prova della volontà donativa.

La donazione diretta, ai sensi dell’art. 769 Cod. Civ.,“è il contratto, col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione” .

Pertanto, ora parrebbe, secondo la citata sentenza, esserci nella casistica della donazione diretta anche il bonifico dal conto corrente del de cuius.

Le liberalità indirette, invece, hanno come scopo sempre un arricchimento senza corrispettivo per spirito liberale, realizzato però con uno schema diverso da quello dettato dalla Legge per la donazione diretta. E’ il caso, ad esempio, del pagamento del debito altrui.

In particolare, il caso affrontato dalle Sezioni Unite riguardava il trasferimento in favore di un terzo di valori mobiliari, depositati sul portafoglio titoli, dal titolare del rapporto bancario, venuto poi a mancare appena dopo l’operazione.

La figlia del de cuius così citava in giudizio la beneficiaria dell’operazione bancaria, chiedendo  la condanna di quest’ultima alla restituzione del valore dell’importo trasferito, stante la nullità della donazione diretta per la mancanza del requisito di forma ex art. 782, primo comma, Cod. Civ., secondo cui “la donazione deve essere fatta per atto pubblico, sotto pena di nullità”.

La beneficiaria dell’operazione, da parte sua, resisteva in giudizio, deducendo che il trasferimento dei valori mobiliari doveva ricondursi all’istituto giuridico della liberalità indiretta non soggetta al requisito della forma solenne.

Le Sezioni Unite hanno risolto la controversia, statuendo che il trasferimento di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del de cuius a quello del beneficiario dovrebbe essere inquadrato nell’istituto della donazione tipica ad esecuzione indiretta.

Sul punto, la Cassazione ha ritenuto irrilevante il fatto che il negozio si sia realizzato mediante una operazione  trilaterale, qualificando l’intervento dell’Istituto di credito quale pura attività di intermediazione gestoria.

L’Avv. Alessandra Giordano avverte che “i principi della sentenza n. 18725/2017 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione potrebbero essere recepiti dai Giudici di merito ed applicati in tutti quei casi in cui, all’apertura della successione ereditaria, risultino prelievi anomali e non di modico valore dal conto corrente del de cuius  a favore di un erede o di terzi”.

Ne consegue che se tale orientamento venisse recepito dalla giurisprudenza di merito gli eredi, in presenza di una donazione nulla, potrebbero chiedere  la restituzione dell’intero bene donato a prescindere dalla lesione della legittima.

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